Telefoni cellulari: ancora poche certezze

La comunità scientifica si divide sulla nocività dei telefoni cellulari

Nel mese di luglio del 2019 l’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato un documento di sintesi sugli effetti delle radiazioni a radiofrequenza sulla salute, in particolare sull’insorgenza di tumori.

Fra i dispositivi che emettono tali radiazioni vi è il telefono cellulare, da anni oggetto di discussione all’interno della comunità scientifica. Il rapporto ha l’obiettivo di fare chiarezza analizzando la letteratura scientifica prodotta in questi anni nell’ambito di studi multicentrici anche di grandi dimensioni.

Nel 2013, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) aveva classificato i campi elettromagnetici a radiofrequenza come possibili cancerogeni per l’uomo (Gruppo 2B).Da allora sono stati pubblicati altri studi, di rilievo quello realizzato su animali da esperimento dal National Toxicology Program statunitense, durato più di 10 anni in cui si conclude che l’esposizione ad alte dosi di radiazioni a radiofrequenza come quelle utilizzate nei telefoni cellulari è associata a tumori cardiaci nei ratti maschi, oltre a evidenze di tumori al cervello e della ghiandola surrenale in ratti maschi esposti.

Il rapporto dell’ISS arriva a conclusioni abbastanza rassicuranti. Si legge infatti che…. Ad esempio, per quanto concerne il rischio di tumori cerebrali in relazione a radiofrequenze di telefoni mobili, i dati oggi disponibili suggeriscono che l’uso comune del cellulare non sia associato all’incremento di rischio per nessun tipo di tumore.

Aggiunge che rimane un certo grado di incertezza se si considera l’uso intenso soprattutto dei cellulari di prima e seconda generazione in cui le emissioni erano più elevate.

Incertezze anche riguardo ad un uso iniziato da bambini in situazioni di maggiore vulnerabilità, e che si protrae per l’intera esistenza.

Il rapporto conclude…. Dal punto di vista delle implicazioni normative, a parere della WHO e di numerosi panel internazionali di esperti, le evidenze scientifiche correnti, sebbene non consentano di escludere completamente la possibilità di effetti a lungo termine dell’esposizione prolungata a bassi livelli di campi a radiofrequenza, non giustificano modifiche sostanziali all’impostazione corrente degli standard internazionali di prevenzione dei rischi per la salute.

Queste conclusioni non hanno tuttavia convinto la comunità scientifica.

Vi sono editoriali scientifici che criticano il rapporto e le sue conclusioni rassicuranti, sottolineando che viene sottovalutato il rischio cancerogeno, dando un basso peso alle prove che derivano da studi epidemiologici e sperimentali. Anche la nuova tecnologia 5G che sta interessando circa 4 milioni di italiani non viene considerata.

Si ribadisce che di fronte all’incertezza occorre applicare il principio di precauzione adottando tutte le misure necessarie a ridurre l’esposizione piuttosto che non fare nulla.

L’associazione tra i campi elettromagnetici a radiofrequenza, telefoni cellulari ed effetti sulla salute, fa giungere comunque a conclusioni meno rassicuranti.

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