La salute povera
Nonostante la tanto ventilata crisi economica, la gente in settimana riempie fino all’inverosimile i ristoranti, anche quelli più cari, tavolate di famiglie, vestiti anche in maniera discutibile, magari alla cosiddetta moda, che è terribilmente costosa. Si buttano centinaia e centinaia di euro, in ristoranti, pizzerie, paninoteche, lounge bar, con calici che girano all’impazzata. Tutto questo non di sabato o di domenica, ma in settimana.
Però, quando si tratta di comprare un prodotto per la memoria a un proprio genitore, oppure un integratore muscolare, scatta sempre la domanda polemica “Dottò, ma non è mutuabile?”
Perché le tavolate a 50-60 euro a persona sono mutuabili? I fiumi di prosecco ghiacciato si possono avere con la ricetta? L’abbigliamento griffato è rimborsabile dal sistema sanitario nazionale?
È la stessa gente che aspetta che le condizioni del proprio genitore siano avanzate, per ridursi a chiedere una visita specialistica pubblica, però non vuole fare la lista d’attesa, la vuole subito e “va a fa ‘o burdelle ‘ncoppe all’asl”. Donne e uomini che gridano negli Ospedali quando non sono immediatamente serviti, minacciando infermieri e medici.
Giustamente se devo ordinare le ostriche, il cameriere viene subito, perché lo specialista lo devo aspettare?
Dopo aver bruciato in settimana cinquecento/seicento euro al ristorante, chiamare un medico privato p’a nonna o p’o nonno è scandaloso…..”Noi paghiamo le tasse! A nero, ma le paghiamo”.
Voglio dire, che la Sanità Pubblica è un diritto sacrosanto e ha il dovere di funzionare bene, ma oggi la Salute sta diventando l’ultimo dei problemi, rispetto a un ristorante, una borsa griffata o un aperitivo.
Girano soldi per tante cose, ma per la salute no.
La salute è povera.
