{"id":1156,"date":"2026-02-05T17:52:37","date_gmt":"2026-02-05T16:52:37","guid":{"rendered":"https:\/\/untesil.org\/?p=1156"},"modified":"2026-02-05T17:55:12","modified_gmt":"2026-02-05T16:55:12","slug":"stampaggio-materie-plastiche-quali-rischi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/untesil.org\/index.php\/2026\/02\/05\/stampaggio-materie-plastiche-quali-rischi\/","title":{"rendered":"STAMPAGGIO MATERIE PLASTICHE : QUALI RISCHI"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La valutazione del rischio chimico nelle attivit\u00e0 di stampaggio delle materie plastiche richiede un approccio che parta dalla descrizione del processo reale, cos\u00ec come oggi viene effettivamente svolto nelle aziende del settore, evitando valutazioni astratte o fondate esclusivamente sulla pericolosit\u00e0 teorica delle sostanze. Il rischio chimico infatti non \u00e8 determinato dalla sola presenza di un agente ma dipende dalla forma fisica, dalle modalit\u00e0 d\u2019impiego, dalla frequenza e durata delle esposizioni e dall\u2019insieme delle misure tecniche e organizzative adottate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nelle moderne attivit\u00e0 di stampaggio le materie prime utilizzate sono prevalentemente polimeri in forma granulare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo contesto assume particolare rilievo identificare le sostanze&nbsp;<strong>cancerogene, mutagene e reprotossiche<\/strong>&nbsp;(CMR), ovvero quelle capaci di indurre tumori, alterazioni genetiche o danni alla fertilit\u00e0 e allo sviluppo embrio-fetale. Si tratta di sostanze considerate dalla normativa europea e dal D. Lgs. 81\/08&nbsp;come a elevata pericolosit\u00e0 intrinseca, per le quali sono previste misure preventive rafforzate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I polimeri&nbsp;comunemente utilizzati&nbsp;nello stampaggio moderno quali&nbsp;<em>polipropilene, polietilene, polistirene, ABS, poliammidi, policarbonato e resine acetaliche<\/em>&nbsp;non sono di per s\u00e9 classificati come CMR.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, in condizioni di lavorazione non corrette, in particolare in caso di surriscaldamento o degradazione termica, alcuni di essi possono liberare sostanze che rientrano nelle categorie CMR o che presentano propriet\u00e0 sensibilizzanti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Le resine acetaliche (POM)<\/strong>&nbsp;rappresentano il caso pi\u00f9 noto sotto questo profilo, poich\u00e9 in condizioni di degradazione possono liberare&nbsp;<strong>formaldeide,<\/strong>&nbsp;sostanza classificata come cancerogena di categoria 1B e mutagena di categoria 2, oltre che fortemente irritante e sensibilizzante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;Analogamente, il&nbsp;<strong>policarbonato<\/strong>&nbsp;pu\u00f2, in caso di temperature eccessive o permanenza prolungata del materiale fuso, liberare&nbsp;<strong>bisfenolo A<\/strong><strong>,<\/strong>&nbsp;sostanza classificata come reprotossica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel caso di polistirene e ABS, un\u2019alterazione delle condizioni di processo pu\u00f2 determinare il rilascio di stirene classificato come sospetto cancerogeno (Carc. 2), mentre per alcune formulazioni di ABS (Acrilonitrile, Butadiene e Stirene) e in particolare in presenza di materiale riciclato o di processi non stabili, possono liberarsi tracce di&nbsp;<strong>acrilonitrile<\/strong>, sostanza classificata come cancerogena di categoria 1B.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per altri polimeri di largo impiego quali polipropilene, polietilene e poliammidi, le sostanze eventualmente liberabili in caso di anomalia di processo rientrano prevalentemente nella categoria degli irritanti (aldeidi, ammine, composti volatili a basso peso molecolare risultano generalmente associate a fenomeni di evidente surriscaldamento o degradazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 importante sottolineare che, nelle condizioni operative moderne, caratterizzate da:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li><em>utilizzo di materie prime in forma granulare e additivate,<\/em><\/li><li><em>controllo puntuale delle temperature di processo,<\/em><\/li><li><em>sistemi di aspirazione localizzata,<\/em><\/li><li><em>procedure operative per avvio, spurgo e cambi di produzione,<\/em><\/li><\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">la liberazione di sostanze CMR non rappresenta la condizione ordinaria del processo ma \u00e8 confinata a eventi anomali o non routinari, di breve durata e facilmente individuabili attraverso segnali sentinella quali odori pungenti, fumi visibili o instabilit\u00e0 del processo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pertanto, pur riconoscendo che alcuni polimeri possono teoricamente dare origine a sostanze CMR in condizioni di degradazione, la valutazione del rischio deve basarsi sulla probabilit\u00e0 reale di tali eventi e sulla durata e frequenza dell\u2019esposizione, che, nel contesto descritto, risultano limitate, episodiche e adeguatamente controllate dalle misure preventive adottate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come gi\u00e0 riportato nei paragrafi precedenti i materiali oggi pi\u00f9 comunemente impiegati comprendono polipropilene, polietilene, polistirene, ABS, poliammidi, policarbonato e resine acetaliche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questi polimeri sono scelti perch\u00e9 offrono buone prestazioni meccaniche e termiche e soprattutto, perch\u00e9 consentono una trasformazione per fusione senza l\u2019impiego di solventi, riducendo alla fonte il rischio chimico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel processo moderno di stampaggio delle materie plastiche, anche il tema dei coloranti, dei pigmenti e degli additivi va letto alla luce di una profonda evoluzione tecnologica e normativa che ha cambiato radicalmente il modo in cui queste sostanze arrivano e vengono utilizzate in azienda.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi colorare o additivare una plastica non significa pi\u00f9 introdurre manualmente sostanze chimiche \u201clibere\u201d nel processo produttivo. I coloranti e i pigmenti vengono quasi sempre forniti sotto forma di&nbsp;<strong>masterbatch<\/strong>, cio\u00e8 granuli polimerici in cui il pigmento \u00e8 gi\u00e0 inglobato e stabilizzato all\u2019interno di una matrice compatibile. Questo significa che il lavoratore non entra in contatto con la sostanza colorante in quanto tale, ma manipola un materiale solido, compatto e facilmente dosabile, analogo per comportamento al polimero di base.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La normativa europea ha avuto un ruolo decisivo in questa trasformazione. Nel tempo l\u2019applicazione del regolamento REACH e del sistema di classificazione CLP ha progressivamente escluso dal mercato industriale ordinario i pigmenti contenenti metalli pesanti, i coloranti azoici in grado di liberare ammine aromatiche cancerogene e, pi\u00f9 in generale, le sostanze con classificazione CMR o con potenziale sensibilizzante non giustificabile. Ci\u00f2 che oggi viene utilizzato nelle filiere produttive standard \u00e8 quindi il risultato di una selezione preventiva a monte che riduce drasticamente la pericolosit\u00e0 intrinseca dei materiali impiegati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I pigmenti attualmente pi\u00f9 diffusi sono pigmenti organici selezionati o pigmenti inorganici stabili, come gli ossidi di ferro scelti per la loro resistenza termica e chimica. Anche il biossido di titanio spesso citato come elemento critico viene utilizzato nello stampaggio esclusivamente in forma inglobata nel masterbatch.&nbsp;&nbsp;La sua classificazione come sospetto cancerogeno riguarda infatti solo l\u2019inalazione di polveri respirabili, condizione che non si realizza nel processo di stampaggio che utilizza granuli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un discorso analogo vale per gli additivi. Gli additivi oggi pi\u00f9 comunemente impiegati, quali antiossidanti, stabilizzanti termici e UV, lubrificanti di processo, antistatici e agenti nucleanti, sono utilizzati in percentuali molto basse, e sono progettati per rimanere inglobati nella matrice polimerica durante l\u2019intero ciclo di lavorazione. Anche in questo caso la normativa ha progressivamente orientato il mercato verso sostanze con un profilo tossicologico pi\u00f9 favorevole, escludendo o limitando fortemente additivi con classificazione CMR o con elevato potenziale sensibilizzante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il risultato pratico \u00e8 che nello stampaggio moderno i coloranti, i pigmenti e gli additivi non rappresentano una fonte strutturale di esposizione chimica.&nbsp;La loro presenza non comporta in condizioni ordinarie di processo un rischio apprezzabile per la salute dei lavoratori, n\u00e9 sotto il profilo cancerogeno, n\u00e9 mutageno, n\u00e9 reprotossico, n\u00e9 sensibilizzante. Eventuali criticit\u00e0 possono emergere solo in contesti specifici e non ordinari, come la manipolazione di polveri durante il compounding (miscelazione), l\u2019utilizzo di prodotti non conformi alla normativa europea o la lavorazione in condizioni di marcato surriscaldamento, che portano alla degradazione del materiale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In un processo correttamente gestito, con controllo delle temperature, utilizzo di sistemi di aspirazione localizzata e rispetto delle procedure operative, la funzione di coloranti e additivi resta quella per cui sono stati progettati, ossia migliorare le prestazioni del materiale e la qualit\u00e0 del prodotto finito, senza tradursi in un aggravio significativo del rischio chimico. Anche sotto questo profilo quindi il quadro che emerge \u00e8 coerente con una valutazione del rischio chimico orientata alla reale esposizione e non alla sola pericolosit\u00e0 teorica delle sostanze, e con la classificazione del rischio come irrilevante per la salute nelle condizioni operative descritte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo stoccaggio delle materie prime avviene in sacchi, big-bag, silos o contenitori chiusi, e il trasporto interno verso le presse \u00e8 prevalentemente automatizzato tramite sistemi pneumatici o coclee.&nbsp;Anche questi aspetti concorrono a ridurre in modo significativo la possibilit\u00e0 di esposizione chimica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il processo di stampaggio si svolge in regime prevalentemente automatico con controllo continuo dei parametri di temperatura, pressione e tempo di ciclo. Il controllo delle temperature di funzionamento rappresenta un elemento centrale anche sotto il profilo del rischio chimico poich\u00e9 consente di mantenere il materiale all\u2019interno della corretta finestra di lavorazione ed evitare fenomeni di degradazione termica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 importante sottolineare che nei processi moderni correttamente gestiti, le quantit\u00e0 di tali sostanze risultano molto basse, episodiche e concentrate in brevi finestre temporali, e vengono ulteriormente ridotte dalla presenza di aspirazione localizzata e ventilazione degli ambienti. Non si tratta quindi di emissioni continue ma di eventi puntuali legati a deviazioni dal regime ottimale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un aspetto spesso oggetto di equivoci riguarda il rischio da solventi. Nello stampaggio delle materie plastiche in senso stretto i solventi non fanno parte del processo produttivo, poich\u00e9 la trasformazione avviene per fusione del polimero. Il rischio da solventi pu\u00f2 presentarsi esclusivamente in attivit\u00e0 accessorie quali la pulizia degli stampi, la manutenzione ordinaria o straordinaria, la pulizia di ugelli o componenti metallici. In questi casi si utilizzano generalmente alcooli o detergenti tecnici a rapida evaporazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche in tali situazioni, l\u2019esposizione risulta occasionale e di breve durata, con una frequenza tipicamente settimanale o mensile e una durata per singolo intervento generalmente compresa tra 5 e 15 minuti, spesso a macchina ferma o raffreddata. Il contributo dei solventi al rischio chimico complessivo risulta pertanto marginale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le fasi operative che meritano maggiore attenzione dal punto di vista della potenziale esposizione chimica sono&nbsp;<strong>l\u2019avvio delle macchine<\/strong>,&nbsp;<strong>lo spurgo del materiale e i cambi di produzione<\/strong>. L\u2019avvio delle macchine avviene generalmente una volta per turno, all\u2019inizio dell\u2019attivit\u00e0 lavorativa, con una durata media compresa tra 5 e 15 minuti per pressa. Nella pratica corrente questa fase consiste principalmente nella verifica e nell\u2019assestamento dei parametri di processo e non comporta condizioni di degrado del materiale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo spurgo del materiale che rappresenta la fase di maggiore attenzione avviene con frequenza limitata, in genere una o due volte al giorno per pressa, ed ha una durata contenuta compresa tra 2 e 10 minuti per evento. Si tratta di un\u2019operazione breve, localizzata e non continuativa, svolta in presenza di aspirazione localizzata e procedure operative specifiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I cambi di produzione che includono spurgo regolazioni e assestamento del processo hanno una durata complessiva mediamente compresa tra 15 e 45 minuti, ma solo una parte limitata di questo tempo \u00e8 associata a potenziali emissioni chimiche concentrate prevalentemente nella fase di spurgo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Considerando complessivamente l\u2019avvio macchina, gli spurghi e gli eventuali cambi di produzione, il tempo totale di possibile esposizione chimica risulta episodico e circoscritto, generalmente inferiore a 20\u201330 minuti complessivi per turno di lavoro, a fronte di una durata del turno pari a circa 8 ore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il processo \u00e8 supportato da un sistema strutturato di misure preventive e protettive, che comprende il controllo delle temperature, la presenza di cappe e aspirazione localizzata sulle presse, la ventilazione degli ambienti, la manutenzione programmata degli impianti, procedure operative per le fasi non routinarie e la formazione dei lavoratori. Tali misure consentono di intercettare le emissioni alla fonte e di mantenere l\u2019esposizione entro livelli tecnicamente contenuti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla luce delle caratteristiche del processo, della forma fisica delle sostanze utilizzate, della bassa frequenza e breve durata delle operazioni potenzialmente emissive, nei casi in cui non sono utilizzate materie prime con possibile liberazione di agenti cancerogeni e sensibilizzanti, l\u2019esposizione chimica risulta limitata, non continuativa e adeguatamente controllata. La dose potenzialmente assorbita non \u00e8 tale da determinare effetti sistemici apprezzabili o effetti a carico di organi bersaglio diversi dall\u2019apparato respiratorio, possono persistere, in alcune fasi non routinarie effetti irritativi locali transitori, gestiti dalle misure adottate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pertanto, il rischio chimico nelle condizioni di cui ai paragrafi precedenti pu\u00f2 essere classificato come irrilevante per la salute, ai sensi dell\u2019art. 223 del D. Lgs. 81\/08.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In presenza di un rischio chimico valutato come irrilevante per la salute, non sussiste l\u2019obbligo di attivazione della sorveglianza sanitaria ai sensi dell\u2019art. 41 del D. Lgs. 81\/08, fermo restando il mantenimento delle misure preventive e protettive, e l\u2019obbligo di rivalutazione del rischio in caso di modifiche del processo, delle sostanze utilizzate o dell\u2019organizzazione del lavoro. La sorveglianza sanitaria potr\u00e0 essere attivata su richiesta del lavoratore, qualora il medico competente ne valuti la pertinenza in relazione ai rischi professionali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il quadro complessivo che emerge \u00e8 quello di un processo produttivo moderno, controllato e tecnicamente evoluto, nel quale il rischio chimico viene valutato sulla base della reale esposizione e non della sola pericolosit\u00e0 teorica delle sostanze. In presenza di misure efficaci, esposizioni brevi e a bassa frequenza e in assenza di agenti cancerogeni e sensibilizzanti, la classificazione del rischio come irrilevante per la salute risulta coerente, proporzionata e pienamente conforme ai principi della prevenzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Cenni di Sorveglianza sanitaria<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Nei contesti in cui sia ritenuto necessario attivare la sorveglianza sanitaria, questa deve essere impostata secondo criteri di appropriatezza, proporzionalit\u00e0 e miratezza agli effettivi rischi, evitando accertamenti routinari non giustificati. Il fulcro della valutazione resta una anamnesi lavorativa e clinica approfondita, affiancata da un esame obiettivo accurato, con particolare attenzione all\u2019apparato respiratorio, considerata la via inalatoria come principale modalit\u00e0 di esposizione nello stampaggio delle materie plastiche. In tale ottica qualora il rischio sia orientato prevalentemente verso possibili effetti irritativi o funzionali a carico del polmone, pu\u00f2 risultare utile l\u2019esecuzione di un esame spirometrico, da ripetersi con periodicit\u00e0 biennale o modulata in funzione dell\u2019entit\u00e0 del rischio, della tipologia di processo e delle condizioni di salute individuali del lavoratore. Al contrario in assenza di esposizioni specifiche a sostanze con comprovati effetti sistemici, gli esami ematochimici non risultano indicati, in quanto privi di reale valore predittivo o preventivo ai fini del giudizio di idoneit\u00e0, e non supportati dalle principali evidenze scientifiche in ambito di medicina del lavoro<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ATTENZIONE &#8211; Precisazioni<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1.&nbsp; &nbsp;&nbsp;\ud83d\udc49&nbsp;Nel valutare il rischio chimico nei diversi processi di stampaggio delle materie plastiche \u00e8 importante considerare che, pur condividendo gli stessi principi di base, le modalit\u00e0 di esposizione possono variare leggermente in funzione della tecnologia adottata: nello&nbsp;<strong>stampaggio a iniezione<\/strong>, caratterizzato da un ciclo chiuso e discontinuo, le possibili emissioni risultano generalmente limitate e concentrate nelle fasi brevi di avvio, spurgo e cambio produzione;&nbsp;<strong>nei processi a compressione<\/strong>, pur mantenendo una logica simile, il materiale pu\u00f2 risultare maggiormente esposto durante le fasi di carico e apertura dello stampo, rendendo pi\u00f9 rilevante il controllo dei tempi e dell\u2019aspirazione;&nbsp;<strong>nell\u2019estrusione,<\/strong>&nbsp;trattandosi di un processo continuo, l\u2019attenzione deve essere posta soprattutto sulla durata delle operazioni non routinarie e sull\u2019efficacia dell\u2019aspirazione lungo la linea, poich\u00e9 le esposizioni, pur a basse concentrazioni, possono protrarsi pi\u00f9 a lungo; nei processi di&nbsp;<strong>soffiaggio e termoformatura<\/strong>&nbsp;il rischio chimico \u00e8 generalmente contenuto, ma richiede una ventilazione adeguata in relazione alle superfici calde e ai volumi di materiale riscaldato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In tutti i casi, pi\u00f9 che la tecnologia in s\u00e9, risultano determinanti la stabilit\u00e0 del processo, il controllo delle temperature e la qualit\u00e0 delle misure preventive adottate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\ud83d\udc49Le considerazioni e le conclusioni riportate nel presente documento si riferiscono a processi di stampaggio delle materie plastiche tecnologicamente aggiornati, correttamente progettati e gestiti, nei quali risultano effettivamente presenti controllo delle temperature di processo, sistemi di aspirazione localizzata funzionanti, procedure operative codificate, e un programma di manutenzione ordinaria e straordinaria adeguato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tali condizioni tuttavia non possono essere date per scontate in tutti i contesti produttivi; persistono infatti, sul territorio, realt\u00e0 aziendali caratterizzate da impianti obsoleti, da carenze manutentive, dall\u2019impiego di materie prime e additivi di qualit\u00e0 non adeguata, nonch\u00e9 da un\u2019organizzazione del lavoro che prevede cambi di produzione molto frequenti e non sempre correttamente gestiti. In questi contesti il controllo del processo pu\u00f2 risultare meno efficace e aumentare la probabilit\u00e0 di fenomeni di surriscaldamento, degradazione del materiale e dispersione di emissioni non intercettate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per tali motivi quanto descritto nella presente relazione non deve essere inteso come una valutazione generalizzabile in modo automatico ma come un quadro di riferimento applicabile esclusivamente laddove le condizioni operative corrispondano a quelle analizzate. In presenza di impianti datati, dalla manutenzione inadeguata, con assenza o inefficienza dei sistemi di aspirazione, con uso di prodotti non conformi, o con una elevata instabilit\u00e0 produttiva, il rischio chimico pu\u00f2 assumere caratteristiche differenti e richiede una verifica puntuale e specifica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Resta pertanto imprescindibile che ogni valutazione del rischio chimico sia contestualizzata al singolo ciclo produttivo, basata sull\u2019osservazione diretta del processo reale e periodicamente aggiornata, in particolare in caso di modifiche tecnologiche, organizzative o di aumento della frequenza delle fasi non routinarie. Solo attraverso questa verifica continua \u00e8 possibile garantire che la classificazione del rischio, inclusa l\u2019eventuale definizione di rischio irrilevante per la salute, rimanga coerente con le condizioni effettive di lavoro e con i principi di tutela previsti dalla normativa vigente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Gennaro Bilancio Medico del Lavoro<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La valutazione del rischio chimico nelle attivit\u00e0 di stampaggio delle materie plastiche richiede un approccio che parta dalla descrizione del<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"colormag_page_container_layout":"default_layout","colormag_page_sidebar_layout":"default_layout","footnotes":""},"categories":[41],"tags":[288,292,289,291,290,285,287,286],"class_list":["post-1156","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-sicurezza-sul-lavoro","tag-cancerogene","tag-cmr","tag-mutagene","tag-reach","tag-reprotossiche","tag-rischio-chimico","tag-stampa","tag-stampaggio"],"wppr_data":{"cwp_meta_box_check":"No"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/untesil.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1156","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/untesil.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/untesil.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/untesil.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/untesil.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1156"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/untesil.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1156\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1157,"href":"https:\/\/untesil.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1156\/revisions\/1157"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/untesil.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1156"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/untesil.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1156"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/untesil.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1156"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}