{"id":1138,"date":"2025-11-25T16:57:22","date_gmt":"2025-11-25T15:57:22","guid":{"rendered":"https:\/\/untesil.org\/?p=1138"},"modified":"2025-11-25T17:00:07","modified_gmt":"2025-11-25T16:00:07","slug":"i-giornalisti-e-la-cultura-della-sicurezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/untesil.org\/index.php\/2025\/11\/25\/i-giornalisti-e-la-cultura-della-sicurezza\/","title":{"rendered":"I GIORNALISTI E LA CULTURA DELLA SICUREZZA"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il ricorso a parole come \u201c<strong>tragedia\u201d, \u201cdestino\u201d, \u201cincidente\u201d, \u201cmorte bianca<\/strong>\u201d e altre espressioni ricorrenti del repertorio narrativo mediatico rafforzano nel lettore la convinzione che quanto accaduto sia imputabile ad un\u2019entit\u00e0 superiore &#8211; un disegno divino o il fato avverso &#8211; o tutt\u2019al pi\u00f9, appunto, ad una particolare sfortuna della vittima, facendo passare in secondo piano o addirittura \u201cassolvendo\u201d errori procedurali, comportamenti non sicuri dei lavoratori stessi o inadeguate condizioni dell\u2019ambiente lavorativo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Invece <strong>le morti sul lavoro sono prevedibili ed evitabili<\/strong> e il valore della vita dei lavoratori passa anche dal linguaggio con cui si informa l\u2019opinione pubblica.- mentre ancora non si conosce con esattezza la dinamica dell\u2019accaduto, inizia la narrazione del dolore: complice la relativa facilit\u00e0 con cui, oggi, sui social network si possono trovare immagini, dettagli privati e recapiti di familiari, conoscenti e amici, i giornalisti iniziano a ricostruire la vita della vittima ponendo spesso l\u2019accento su aspetti che hanno un forte appeal sul pubblico (<strong>era il suo primo giorno di lavoro o stava per andare in pensione, si stava per sposare o si era appena separato, aveva appena festeggiato il compleanno o aveva appena subito un lutto&#8230; ecc.<\/strong>) ma che ancora di pi\u00f9 contribuiscono ad accrescere l\u2019impatto emotivo della notizia e la convinzione che, in fondo, <strong>chi ha perso la vita fosse proprio sfortunato<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo modo di narrare mira a sviluppare una sorta di \u201cempatia\u201d tra il lettore\/spettatore e la vittima: nasce dall\u2019esigenza di spettacolarizzare le notizie e il dolore per avere maggiore visibilit\u00e0 e fidelizzare il pubblico alla vicenda, cos\u00ec da garantire per quanto possibile ascolti, clic e copie vendute.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non a caso, nel corso degli anni, \u00e8 progressivamente cambiato il rito di racconto di questi episodi sostituendo lo stile e le regole asettiche della cronaca &#8211; molto secca, avida di dettagli e decisamente tecnica ma spesso, soprattutto all\u2019inizio, incompatibile con le difficolt\u00e0 operative nel raccogliere informazioni sulla dinamica di fatti appena accaduti &#8211; con una narrazione pi\u00f9 simile a quella dei romanzi, che meglio si presta a raccontare (non a caso, in gergo giornalistico, si dice \u201cromanzare\u201d o \u201cricamare\u201d) <strong>tutte le informazioni che vengono raccolte mentre ancora l\u2019inchiesta giudiziaria sta muovendo i primi passi.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nessuno si sofferma mai ad approfondirne i risvolti, il cambiamento della vita delle famiglie che vengono private di un proprio caro &#8211; un padre, un figlio, una madre &#8211; e le <strong>lungaggini dei processi e le condanne che finiscono sempre con patteggiamenti dopo anni di udienze<\/strong> in cui si rivive ogni volta il dolore\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando l\u2019inchiesta giudiziaria inizia a formulare le prime ipotesi sull\u2019accaduto e sulle relative responsabilit\u00e0 e, da procedura, emette i primi provvedimenti ufficiali legati alle indagini (avvisi di garanzia o arresti), ecco che scatta la \u201c<strong>caccia al colpevole\u201d con relativa gogna mediatica<\/strong>: dopo aver maledetto il cielo per l\u2019accaduto e pianto le vittime alle cui vicende personali ci siamo in qualche modo affezionati, ecco che la stampa sbatte il mostro in prima pagina cosi da <strong>affiancare al dolore un altro sentimento, la rabbia<\/strong>, che serve a tenere alta l\u2019attenzione verso la notizia, soddisfa il bisogno di giustizia sommaria per una vicenda che si percepisce come \u201cingiusta\u201d e, soprattutto, permette di tenere a bada una domanda che in fondo accompagna il lettore dall\u2019inizio&#8230; e cio\u00e8<strong>: perch\u00e9 tutto questo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo modo di notiziare, nulla ha a che vedere con l\u2019esigenza\/diritto di informare (concetto che la categoria spesso chiama in causa per giustificare logiche editoriali che il pi\u00f9 delle volte, al contrario, rispondono soltanto alle gi\u00e0 citate esigenze di audience) &#8211; <strong>finisce per allontanare lo spettatore\/lettore da una matura presa di coscienza del fenomeno<\/strong> e, soprattutto, dalla consapevolezza che la sicurezza passi innanzitutto dai comportamenti individuali, attraverso il rispetto delle regole e delle vite che si celano dietro a queste storie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Le credenze collettive e le norme sociali hanno un impatto significativo sul comportamento individuale, e questo rende fondamentale promuovere una narrazione accurata e consapevole della sicurezza sul lavoro<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cambiare questa narrazione senza limitare la libert\u00e0 di azione del giornalista o la sua autonomia \u00e8 possibile. Dal punto di vista strettamente comunicativo per essere efficace il racconto di tali eventi deve tenere conto delle regole di natura psico-sociale che la comunicazione deve rispettare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Occorre che tale narrazione soddisfi la necessit\u00e0 di:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">a) dare trasparenza alle intenzioni comunicative dell\u2019autore;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">b) adottare un linguaggio chiaro e comprensibile per i destinatari, aspetto che presuppone una adeguata valutazione della loro competenza comunicativa e del grado di conoscenza del fenomeno;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">c) produrre contenuti pertinenti al contesto \u2018creato\u2019 dall\u2019evento pi\u00f9 che ai desideri di chi scrive;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">d) certificare le fonti cui ci si ispira e la loro credibilit\u00e0;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">e) utilizzare \u2018strumenti\u2019 giornalistici adeguati alle proprie intenzioni e obiettivi comunicativi;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">f) raggiungere un grado di abilit\u00e0 nel gestire il processo in cui si inserisce la comunicazione (riferimenti al \u2018prima\u2019 e al \u2018poi\u2019 dell\u2019evento);<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">g) adottare forme espressive \u2018proporzionate\u2019 rispetto agli obiettivi;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">h) porre attenzione e \u2018cura\u2019, infine, alla relazione con i propri lettori\/spettatori\/fruitori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal punto di vista contenutistico, poi, \u00e8 importante che la stampa offra la <strong>contestualizzazione dell\u2019infortunio al quadro normativo e di prevenzione da applicare<\/strong> e che <strong><u>ai giornalisti che si occupano di questi argomenti venga trasmessa una conoscenza pi\u00f9 approfondita delle norme<\/u><\/strong> sulle prestazioni riconosciute dalla legge agli infortunati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel caso degli infortuni mortali, ad esempio, si tende a dare per scontata l\u2019erogazione di una rendita cospicua da parte dell\u2019Inail ai familiari delle vittime, mentre la legge stabilisce criteri tassativi non solo per il calcolo della rendita ma anche per l\u2019individuazione degli aventi diritto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Occorre che <strong>tutti coloro che, a vario titolo, \u201ccomunicano la prevenzione\u201d si attivino per conoscere bene il quadro complessivo di riferimento<\/strong>, in modo da favorire la diffusione di informazioni semplici ma puntuali al riguardo e la conoscenza, in termini di corretta descrizione, &nbsp;dell\u2019importanza delle condotte imprenditoriali e personali corrette, contribuendo molto pi\u00f9 di quanto oggi accada al miglioramento delle tutele al lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infine, <strong>la stampa deve contribuire a rinforzare la cultura della sicurezza<\/strong>: questo significa innanzitutto diffondere la consapevolezza che la quasi totalit\u00e0 degli incidenti non \u00e8 frutto della sfortuna, del destino avverso o del \u201ccattivo\u201d di turno, ma di una serie di comportamenti errati che spesso fanno parte del \u201cmodo di fare le cose\u201d accettato e condiviso in un certo contesto. Se i media riescono a diffondere questo concetto, automaticamente passeranno anche il messaggio che <strong>correggere tali comportamenti \u00e8 l\u2019arma pi\u00f9 efficace per ridurre le vittime, non solo del lavoro ma anche della strada<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un esempio per tutti \u00e8 l\u2019uso delle cinture di sicurezza. Quando sui giornali si legge di uno scontro stradale con esito mortale, <strong>l\u2019attenzione viene dedicata ai particolari pi\u00f9 tragici della dinamica<\/strong>, alle storie delle vittime, al dolore di amici e parenti&#8230; tutti dettagli che, se \u00e8 vero che attraggono lettori, <strong>non trasferiscono per\u00f2 loro alcun insegnamento, alcuno spunto di riflessione<\/strong>. Il fatto \u00e8 che, spesso, le persone che perdono la vita, in particolare quelle sedute sui sedili posteriori, non indossano la cintura. Questo \u00e8 un particolare che, opportunamente verificato, vale la pena condividere, non certo per colpevolizzare la vittima ma per dare un messaggio chiaro a chi legge, diffondendo consapevolezza nella societ\u00e0. Ecco, un racconto giornalistico che si sofferma, pi\u00f9 che sui dettagli sensazionalistici, sulla catena di mancanze, errori e omissioni che hanno portato all\u2019incidente, non solo ha il grande merito di informare i cittadini ma anche di creare una nuova \u201ccultura\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per modificare la narrazione degli incidenti da parte dei media la proposta \u00e8 quella di agire su pi\u00f9 fronti. Innanzitutto, \u00e8 indispensabile aiutare i giornalisti stessi a comprendere l\u2019enorme responsabilit\u00e0 che hanno quando parlano o scrivono di tematiche legate alla sicurezza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La nostra Associazione intende realizzare un corso di aggiornamento per giornalisti allo scopo &nbsp;&nbsp;di chiarire meglio il quadro normativo di riferimento rispetto alla sicurezza sul lavoro e far riflettere sugli errori comunicativi in cui si incorre pi\u00f9 comunemente e sulle possibili strategie per rendere la propria narrazione pi\u00f9 efficace<\/strong> <strong>e utile alla diffusione della cultura della sicurezza verso i cittadini<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Accanto a questa azione formativa, \u00e8 importante anche <strong>valorizzare il lavoro di chi riesce a fare informazione in modo virtuoso<\/strong>. In questa direzione vanno le iniziative che premiano il giornalismo di qualit\u00e0 in ambito sicurezza, ma anche tutti gli sforzi di coloro che raccontano le storie personali legate alla sicurezza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un esempio potrebbe essere <strong>l\u2019organizzare una serie di incontri nelle aziende e nelle scuole in cui i lavoratori sopravvissuti a grandi incidenti<\/strong> raccontano la loro esperienza e le conseguenze per s\u00e9 e per le proprie famiglie. Il dolore si trasforma in un \u2018dono\u2019 per gli altri: \u00e8 attraverso la generosit\u00e0 con cui si condividono i propri disagi e i problemi conseguenti ad un infortunio che si alimenta un circolo virtuoso per cui, <strong>da un\u2019esperienza terribile, si pu\u00f2 rinascere con nuovi obiettivi e nuove speranze<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 fondamentale, poi, che accanto alla narrazione di chi resta vittima di un incidente <strong>si parli anche di quelle realt\u00e0 imprenditoriali e lavorative che hanno con successo ridotto il numero di infortuni<\/strong> al proprio interno: diffondere buone pratiche e messaggi positivi rinforza infatti la convinzione che gli incidenti possono e devono essere prevenuti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In particolare, negli ultimi decenni, tante grandi aziende hanno capito che <strong>gli investimenti in salute, sicurezza e ambiente rappresentano una scelta vincente<\/strong> non solo dal punto di vista etico, ma anche economico e reputazionale. nella formazione e nella comunicazione dei valori della tutela della sicurezza, della salute e dell\u2019ambiente a tutti i livelli gerarchici aziendali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia questa mentalit\u00e0, ormai comune a tante grandi aziende italiane e internazionali che hanno vissuto analoghe esperienze di miglioramento delle statistiche di sicurezza, fatica ancora per varie ragioni, in primis economiche, ma non solo, a essere adottata dalle piccole e medie imprese, che costituiscono come sappiamo la maggior parte del tessuto industriale italiano. Infine, \u00e8 essenziale <strong>fare attivit\u00e0 nelle scuole e sensibilizzare i giovani sul tema della prevenzione<\/strong> dei rischi inteso come prendersi cura di s\u00e9 stessi e degli altri: se diamo ai ragazzi l\u2019opportunit\u00e0 di interiorizzare fin dalla pi\u00f9 tenera et\u00e0 il valore della sicurezza, questi giovani diventeranno adulti pi\u00f9 attenti e consapevoli in ogni ambito della vita. Per ottenere questo risultato occorre per\u00f2 coinvolgerli in modo attivo, usare un linguaggio che possano comprendere e sentire vicino alla loro sensibilit\u00e0, <strong>attraverso film e video; il teatro, sia quello tradizionale sia quello di improvvisazione; il gioco; i laboratori didattici esperienziali; i concorsi creativi da svolgere in classe, possibilmente in gruppo<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Data la stretta connessione tra comunicazione, cultura e comportamenti, \u00e8 dunque chiaro che ripensare il modo in cui i media comunicano la salute e sicurezza sul lavoro rappresenta una delle chiavi strategiche per elevare il livello di consapevolezza nella cittadinanza e favorire un cambiamento nel modo di pensare e agire dell\u2019intera comunit\u00e0. Occorre quindi diffondere il pi\u00f9 possibile presso i giornalisti questa consapevolezza, <strong>bisogna offrire a chi si occupa di informazione in quest\u2019ambito una formazione specifica<\/strong>, in grado di mostrare i limiti delle modalit\u00e0 di comunicazione correnti, di aprire spunti di riflessione e di fornire esempi virtuosi a cui ispirarsi. Naturalmente, per ridurre il numero di morti sul lavoro \u00e8 importante che questo sforzo sia accompagnato dall\u2019azione di tutte le parti coinvolte, in particolare il governo, le parti sociali e le imprese, ma \u00e8 essenziale non sottovalutare il ruolo dei media nel diffondere cultura e influenzare i comportamenti. Se, <strong>a una pi\u00f9 attenta comunicazione mediatica, si unir\u00e0 una pi\u00f9 efficace formazione nelle aziende e una capillare educazione nella scuola, allora si potr\u00e0 davvero costruire una solida cultura della sicurezza, in grado di prevenire gli infortuni sul lavoro<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il ricorso a parole come \u201ctragedia\u201d, \u201cdestino\u201d, \u201cincidente\u201d, \u201cmorte bianca\u201d e altre espressioni ricorrenti del repertorio narrativo mediatico rafforzano nel<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"colormag_page_container_layout":"default_layout","colormag_page_sidebar_layout":"default_layout","footnotes":""},"categories":[41,1],"tags":[96,276,275,274],"class_list":["post-1138","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-sicurezza-sul-lavoro","category-senza-categoria","tag-formazione","tag-giornalisti","tag-informazione","tag-notizie"],"wppr_data":{"cwp_meta_box_check":"No"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/untesil.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1138","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/untesil.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/untesil.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/untesil.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/untesil.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1138"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/untesil.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1138\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1139,"href":"https:\/\/untesil.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1138\/revisions\/1139"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/untesil.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1138"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/untesil.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1138"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/untesil.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1138"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}